Infiorescenze di canapa legale

La canapa nella storia

La canapa nella storia

La cannabis, come detto anche in altri articoli ha una origine molto antica; pare che venga dall’Asia minore ma usi in medicina e in farmacologia sono documentati anche in Egitto ed in India.

In Italia l’uso della cannabis è documentata da storici come Plinio Il Vecchio e fin dalle sue origini se ne conoscevano le proprietà medicinali.
Durante tutto il Medioevo se ne fece un uso in medicina, documentato in diversi trattati dell’epoca;
Poi la canapa è stata impiegata nel settore navale, poi in quello del cotone ed anche in quello industriale.

La canapa fu impiegata per stampare libri ed importanti volumi, infatti, sono stati vergati su carta di canapa.
La canapa in America nei primi decenni del Novecento: il proibizionismo.
Tutto cambia nel Novecento ed in particolare in America; fin ad allora, infatti, il consumo di hashish e marijuana era tollerato in Europa, in America e altrove.

Nel 1919 si introduce negli Stati Uniti Volstead Act; con esso si vietava, a livello costituzionale, l’uso ricreativo dell’alcol.
Ma tra gli anni 1910 e 1920 si decise di prendere provvedimenti anche sull’uso della canapa.
Come detto erano anni in cui il proibizionismo si faceva strada e proliferarono le legislazioni sulla canapa, sebbene ancora solo a livello statale.

Il Volstead Act fu un insuccesso, ma non così i provvedimenti sulla Cannabis.
Alla base di questo accanimento sull’uso della canapa c’è un discorso di sfondo razziale; erano i messicani a fare un uso massiccio della canapa, mentre i bianchi preferivano l’alcol.
Questo aspetto, ripreso anche su prestigiose riviste scientifiche, assunse particolare importanza:
Basti pensare a quanto affermato in un articolo del 1931:

«la razza dominante e le culture più illuminate sono per l’alcol, mentre le razze e gli Stati dediti alla canapa e all’oppio […] sono deteriorate sia mentalmente che fisicamente».

Harry J. Anslinger, a capo del Federal bureau of narcotics, è stato tra i principali promotori del proibizionismo; proprio lui insistette di fronte al Congresso in particolar modo sull’aspetto razziale, associandone il consumo agli ambienti neri del jazz o a contesti simili.
Nel 1937 il Marihuana Tax Act prende forma: questo atto introduceva la proibizione del consumo ricreativo a livello federale.

Cosa succede in Italia

In Italia, in epoca fascista, l’esempio americano si fa strada ed attecchisce particolarmente, basti pensare che alla che nella voce Ḥashīsh della Enciclopedia Italiana Treccani del 1933 si legge:

«L’uso prolungato di questa, come quello di ogni altra droga voluttuaria, produce gravi fenomeni di intossicazione (cannabismo), e questa certamente non è l’ultima causa della decadenza fisica e morale delle popolazioni orientali».

Risulta evidente, quindi, che valutazioni di ordine culturale ebbero un grande rilievo nelle scelte proibizionistiche della canapa.

A livello internazionale, restava in vigore quanto stabiliti nella Convenzione internazionale del 1925; in questa Convenzione la proposta di bandire del tutto l’esportazione della Cannabis prodotta in India era stata respinta, e ancora si lasciava ai diversi Paesi la possibilità della produzione, della vendita e del consumo a fini ludici.

Con la Single Convention on Narcotic Drugs, il trattato internazionale approvato dall’ONU nel 1961 e sottoscritto da 183 Paesi, la canapa viene bandita su larga scala, e si impone agli Stati aderenti di vietarne il consumo a scopo ricreativo, compatibilmente con le garanzie costituzionali locali.

Tempi moderni: cosa cambia rispetto alla commercializzazione della canapa

In tempi più recenti assistiamo alla diffusione di una crescente tolleranza; in Olanda, in Spagna e in diversi Stati americani c’è la parziale liberalizzazione della vendita per finalità di consumo ricreativo.

Fa scuole e va ricordata la pronuncia del 4 novembre 2015 della Corte suprema del Messico; con questa pronuncia la Corte è pervenuta alla conclusione che:

la protezione costituzionale della libertà di espressione impedisca alla legislazione sovranazionale (e quindi a maggior ragione a quella nazionale) di vietarne il consumo ricreativo.

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